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Letture Interessanti

Partite che cambiano una Nazione

Era già un miracolo essere arrivati agli ottavi dell'europeo per una Nazione che conta a malapena gli abitanti del più piccolo dei quartiere di Londra. Gli uomini di Lars Lagerbäck, reduci da una vittoria fondamentale contro l'Austria al 94esimo minuto nei gironi, che gli ha permesso la qualificazione diretta agli ottavi, non partivano certo per vinti contro una delle Nazioni favorite alla vittoria finale. Non è una partenza facile per gli islandesi, che commettono un fallo ingenuo nella loro area di rigore e subiscono primo gol al quarto minuto dal dischetto. Ma in Islanda si crede nelle favole, tempo due minuti e la partita torna in parità grazie al gol Sigursson. Sono poi gli islandesi a trovare vantaggio al 18esimo minuto con sigthorsson. La partita terminerà poi così, risultato storico e momento memorabile per i 15mila tifosi islandesi (5% della sua popolazione totale) accorsi allo stadio Allianz Riviera e per tutte le persone che guardavano il match in TV nella piccola e fredda isola atlantica (Il 99% della popolazione!).Gli islandesi perderanno poi "con il sorriso" 5-2 contro la Francia ai quarti di finale. L'impresa era già stata compiuta per la squadra che partecipava al suo primo campionato europeo.C'è chi sapeva che questo sarebbe successo quando, nel 2013, l'Islanda andò vicinissima alla qualificazione dei mondiali perdendo ai playoff contro la Croazia. Di recente i vichinghi si sono presi la loro rivincita battendo a Reykjavik i croati per una rete a zero nel girone di qualificazione dei mondiali 2018 (vittoria che ha consolidato la loro seconda posizione le girone).Non si può di certo parlare di fortuna per questa piccola Nazione con un grande cuore che ha ancora tanto da dimostrare!Highlights partita Islanda - Inghilterra

Cosa c'è dietro ad un'intervista Golee?

Abbiamo intervistato i ragazzi del Mezzano Porto Reno e ne sono venute fuori delle belle! Talmente belle che, con due ragazzi (Omar e Andrea) abbiamo deciso di tenere l'intervista completa così com'è per mostrarvi quello che si nasconde dietro al montaggio di un video Golee! Ecco l'intervista completa:

Cristiano Cavina - Un'ultima stagione da esordienti

C’è un libro un po’ vecchiotto, ma in fondo nemmeno tanto (è del 2006), che racconta il mondo del calcio giovanile di provincia attraverso gli occhi di una ragazzo delle scuole medie. E’ ambientato in un passato tutto sommato vicino ma che sembra lontano secoli e secoli. Erano tempi in cui le scarpe da calcio non erano colorate ma rigorosamente nere, in cui gli allenatori delle squadre giovanili avevano uno scarso bagaglio teorico ma tanti efficaci slogan (“Palla lunga e pedalare”, “culo stretto”, per citare solo due di quelli contenuti nel libro), in cui la preparazione atletica di fine estate prevedeva corsa corsa e solo corsa (senza pallone), e in cui il gioco del calcio rappresentava per i ragazzi di allora una sorta di bisogno primordiale, il primo di tutti i pensieri. Quando i ragazzi non erano impegnati nel campionato “ufficiale”, infatti, era il campo di ghiaia della parrocchia ad ospitare le loro infinite sfide, con tutti i disagi ma anche tutta la magia del caso.Il libro, che si intitola “Un’ultima stagione da esordienti”, è ambientato in Romagna ed ha per protagonisti un manipolo di ragazzini tredicenni (impegnati nell’ultima stagione degli Esordienti, appunto) che giocano per la squadra del loro paesino, l’A.C. Casola, allenata da un singolarissimo personaggio, il Mister (con la lettera maiuscola e senza nome), che è una specie di sergente di ferro ma che di tanto in tanto si rende protagonista di scene molto buffe. A sua insaputa, di solito.Ma la comicità, anzi meglio, l’ironia di questo libro non si limita soltanto alle scene dove compare il Mister: è invece un fattore che attraversa tutto il racconto e che investe tanti personaggi e tante situazioni, a partire dai soprannomi buffi, passando per le improbabili teorie di Donna Nuda (il secondo portiere), fino alle particolarità degli sgangherati tifosi della squadra.Le vicende sono narrate in prima persona e il protagonista-narratore è l’autore stesso, Cristiano Cavina, che per l’occasione ritorna il ragazzino tredicenne di Casola impegnato nell’ultima stagione da esordiente e ci racconta con quegli occhi (magari inventando ed esagerando un po’ di tanto in tanto) il suo universo di allora. Paure, timori, amici, personaggi temuti e personaggi venerati, compagni, avversari, campi da calcio, ragazze, scuola e famiglia: tutto quanto è visto da questa prospettiva.Ovviamente, però, il protagonista assoluto di questo racconto è il calcio. Spesso e volentieri, infatti, le vicende sono ambientate sul rettangolo verde, che sia uno sgangherato campo di periferia in cui vanno in scena le partite in trasferta o il mitico “Enea Nannini”, il campo di casa, la roccaforte da cui tutti gli avversari devono uscire con le ossa rotte. Perché, citando la frase d’esordio del quindicesimo capitolo (intitolato appunto “L’Enea Nannini”), «Al campo spotivo comunale Enea Nannini nessuno veniva per vincere».Il libro ha avuto numerose ristampe. Lo consigliamo perché è un racconto sincero, semplice ma allo stesso tempo intenso. E poi, come detto, è pervaso da una grande ironia che rende molto frizzante e piacevole la sua lettura.Perché non farci un pensierino durante vacanze o nel tempo libero dei mesi di scuola?Cristiano Cavina, “Un’ultima stagione da esordienti”, Marcos Y Marcos, Milano, 2012 (settima ristampa). Si può acquistare anche on-line.

10+ : un tuffo nel mondo di Alex Del Piero

Raccontare che cosa abbia significato Alessandro Del Piero per un appassionato di calcio che abbia meno di venti anni non è semplice. Questo ipotetico lettore ne conoscerà probabilmente i momenti salienti della carriera, le prodezze e i gol per averli visti su Youtube, per esserseli fatti raccontare dal proprio papà o dal proprio allenatore, oppure per avere visto in TV qualche servizio a lui dedicato. Saprà certamente che è stato un giocatore della Juventus e un campione del Mondo nella fortunata spedizione in Germania del 2006. Forse ricorderà, se l’età glielo consente, le ultime prodezze della sua lunghissima militanza nella Juve, il suo addio nel 2012, storico, in una cornice come mai probabilmente se ne sono viste nella storia dello sport: uno stadio che, dopo la sua sostituzione, non smetteva di chiamarlo, acclamarlo, ringraziarlo. Tutti erano in lacrime, tutti, bambini, adulti, donne e anziani, e nessuno guardava più la partita (Juventus-Atalanta), che pure era in corso di svolgimento. Il calcio si era fermato per rendere omaggio ad uno dei suoi cavalieri più eleganti. Giusto così.Del Piero è stato una di quelle bandiere che passano attraverso i confini del tifo. Come Javier Zanetti e Paolo Maldini, ad esempio. Campioni che rappresentavano una squadra ma il cui comportamento, dentro e fuori dal campo, li rendeva amati da tutti, indipendentemente dai colori di appartenenza. Del Piero aveva carisma, si faceva rispettare nello spogliatoio, trascinava i compagni, da vero capitano. Ma fuori ha sempre mantenuto un profilo estremamente basso, umile, senza mai una polemica – quando era messo in discussione – o una parola sfrontata nei momenti più fortunati della sua carriera.In tanti lo hanno raccontato. Giornalisti, soprattutto. Ma qui vi proponiamo la lettura di un libro scritto di suo pugno, evento molto raro per uno sportivo. Ha qualche anno – è del 2007 - ma vale assolutamente la pena gustarselo per avere un’idea concreta dell’universo personale del grande Alex.Tutta l’opera, esattamente come il mondo di Del Piero, ruota attorno ad un numero, il suo: il 10. Compare già nel titolo, corredato da un + che sta a significare come Del Piero, in realtà, sia andato ben oltre il numero che più lo ha rappresentato in carriera, il numero dei fantasisti per eccellenza.Il libro, come detto, è uscito nel 2007, non un anno qualunque per Del Piero e la sua Juventus. L’Italia aveva appena vinto il Mondiale tedesco (2006) ma la Vecchia Signora era stata investita da uno scandalo, Calciopoli, culminato con la condanna alla Serie B. Ebbene sì: nella stagione 2006/2007, per la prima volta nella sua storia, la Juve giocò nella serie cadetta. L’anno prima aveva vinto lo Scudetto, il secondo consecutivo, poi revocati entrambi. Un momento critico per la squadra bianconera che Del Piero, assieme a tanti altri campioni come Gigi Buffon, David Trezeguet, Pavel Nedved, decise di condividere con lei. Alex parla di questo passaggio, non certamente semplice per un calciatore di livello internazionale come lui, nel quarto capitolo, intitolato eloquentemente “Come vincere un Mondiale e ritrovarsi in serie B in 10 mosse”.C’è tanto calcio, ovviamente, fra le pagine di questo libro. Ma molto spazio è dedicato, ad esempio, alle sue passioni extra-calcistiche, ai suoi gusti personali in fatto di musica, di altri sport, di cibo, di luoghi del mondo, oppure relativo ai suoi progetti per il futuro.In quasi tutti i capitoli sono presenti una o più liste personali, anzi classifiche, dedicate alle più disparate categorie. Ovviamente in 10 punti. Categorie che spaziano dai “10 calciatori con cui avrei voluto giocare”, ai “10 campioni NBA”, ai “10 rimpianti/errori”, passando per i “10 segreti delle mie punizioni”. E tantissime altre. Una guida sicura, autocertificata, per orientarsi nel variegato universo personale di Alex Del Piero e conoscerlo un po' più da vicino. L’editore è Mondadori.A chi invece piacciono le biografie in senso più classico, consigliamo un altro libro un po’ attempato (è del 2006) ma indubbiamente interessante, nonchè di pregevolissima fattura. Si chiama “Lo sberleffo di Godot 2”, scritto dai giornalisti Marco Franzelli e Donatella Scarnati ed edito da Limina.

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