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Gestione Allenamenti

​GLI INGREDIENTI PER UNA BUONA SEDUTA DI ALLENAMENTO

Soltanto una piccola percentuale degli allenatori del settore giovanile è professionista. La stragrande maggioranza di essi ha un altro lavoro e svolge questa attività come hobby. E non da oggi. Un tempo questo significava, spesso e volentieri, grande passione ma scarsa preparazione. Gli allenatori basavano i loro metodi su quelli utilizzati dai loro allenatori ai tempi del settore giovanile, oppure improvvisavano. In questo modo tanti errori di principio sono stati. per anni. piuttosto duri a morire.Ma oggi è cresciuta l’attenzione alla preparazione teorica degli allenatori del settore giovanile. Tante federazioni nazionali si stanno impegnando in questo senso, organizzando corsi di formazione e di aggiornamento e promuovendo progetti finalizzati a rendere, se non professionisti, certamente più professionali i tecnici impegnati a far crescere gli atleti – e gli uomini – di domani.In questi corsi e in questi progetti grande spazio è riservato ai principi e alle tecniche per un corretto allestimento della seduta di allenamento. Uno degli atteggiamenti da evitare è quello di presentarsi al campo senza un piano, anche solo abbozzato, ed improvvisare sul momento i vari esercizi. Al contrario, un bravo allenatore deve studiare in precedenza il piano di “lavoro” – possibilmente inserito coerentemente in un progetto di più ampio respiro - e su quello basarsi per organizzare la seduta di allenamento. Certo, va evitata la rigidità eccessiva: se ad esempio l’allenatore si era studiato una seduta di allenamento basata su un numero di allievi che poi si rivela essere molto minore a causa – poniamo – di un’improvvisa epidemia di raffreddore, è bene che sia pronto a cambiare le cose in corsa senza rinunciare ai propri obiettivi. In pochi altri aspetti come in questa capacità di adattamento si nasconde il vero talento dell’allenatore del settore giovanile.Abbiamo pronunciato una parola magica: obiettivi. Sono quelli, infatti, le colonne portanti di ogni seduta di allenamento. Senza uno o più obiettivi, sapientemente spalmati nei vari esercizi, è altissimo il rischio che l’intera seduta di allenamento si riveli confusa, casuale, disarmonica e in definitiva poco utile per i progressi tecnici dell’allievo. E’ bene non esagerare nel porsi obiettivi: troppi potrebbero intasare inutilmente la seduta, senza benefici apprezzabili. Molto meglio porsene pochi – magari corredati da qualche sotto-obiettivo - ma lavorare con attenzione e criterio su di essi. La qualità di questi obiettivi varia naturalmente a seconda dell’età degli allievi, perchè ogni fascia di età – è bene ricordarlo sempre – è sensibile a precisi aspetti e non ad altri. Non serve nemmeno sottolineare che più si va avanti con l’età e più questi obiettivi devono farsi complessi. Una delle più grandi differenze fra gli allenamenti di oggi e quelli del passato sta nella tipologia degli esercizi. Attualmente si cerca di evitare sempre di più, specie con i bimbi piccoli, gli esercizi noiosi, statici, concentrati su un solo obiettivo e ripetitivi fino alla noia. Ecco, proprio la noia è una delle più grandi nemiche dell’apprendimento, e va combattuta con le armi del gioco. Una volta si riteneva che più un ragazzo ripeteva un determinato gesto e meglio lo avrebbe imparato. Questo non è un principio in sé per sé sbagliato – infatti non sono pochi quelli che ancora seguono questa strada - ma si tratta di una verità soltanto parziale. Oggi si è capito che se si inserisce questo lavoro in un’adeguata cornice i benefici si moltiplicano a dismisura. Di che cosa è fatta questa cornice? Di divertimento, sostanzialmente. Ma anche di situazioni che imitano, pur non essendone identiche al 100%, le situazioni della partita. Quindi bisogna puntare sul gioco, sulle situazioni dinamiche: bisogna coinvolgere i bambini nell’esercizio, evitare che si annoino, dare ritmo ai loro gesti. E’ bene inserirli in situazioni di gioco simili a quelle che potrebbero ritrovare in partita, affinchè al momento giusto, quello della partita appunto, sappiano esattamente come destreggiarsi. Uno strumento molto efficace sono le mini partitine con regole particolari finalizzate ad uno o più obiettivi. Ma sono utilissimi anche esercizi più specifici, a patto che mescolino più situazioni contemporaneamente. Ovvero che siano, in una parola, integrati, cioè che allenino più abilità, quali ad esempio quelle tecnico, tattiche, coordinativo-motorie, ecc. Infine, ultima ma non ultima, la competizione: grazie a questo ingrediente, che dà sapore ad ogni esercizio e che quindi potremmo paragonare al sale, l’allievo comprende che il suo impegno ha un fine e quindi è più facile che non si risparmi per arrivare ad esso. Qui l’età cambia di poco le cose: tutti i ragazzi sono competitivi, e se l’allenatore è bravo a giocarsi questa carta, potrebbe rimanere stupito dei progressi maturati dai suoi allievi anche nel breve periodo.

Le 3 fasi di recupero prima dell’allenamento | Allenamenti Golee!

Il riposo è di importanza fondamentale per ottenere risultati in campo sportivo.L'allenamento è lo stimolo che mette in sotto sforzo il nostro fisico, il quale reagisce con il fenomeno della supercompensazione.Tutti i processi di recupero, miglioramento e crescita muscolare avvengono durante il riposo. Quindi, maggiore è il carico di lavoro, maggiore dovrà essere il tempo di recupero tra un allenamento e l'altro. Non possiamo non tenere in considerazione anche la qualità del sonno, chi dorme profondamente (beato lui o lei) si sveglierà più riposato di chi ha il sonno disturbato, pur magari avendo dormito meno.Possiamo ritenere la fase di riposo come un momento di recupero per il nostro corpo, che si può dividere in tre parti distinte: -Il recupero neurologico. Il nostro sistema nervoso regola tramite input celebrali l’uso dei muscoli e più lavoriamo sui muscoli, maggiore sarà il riposo di cui il nostro sistema nervoso avrà bisogno. -Il recupero fisiologico. I muscoli possono diventare più forti e resistenti alla nostra attività fisica solo se vengono stimolati attraverso un esercizio intenso e continuativo. Pertanto, con un riposo e un’alimentazione adeguati, il corpo inizia un processo di compensazione in cui recupera l’energia e le fibre perse e acquisisce nuove fibre diventando più forte e resistente. In pratica il recupero fisiologico aiuta le nostre cellule muscolari a diventare leggermente più grandi, di conseguenza i muscoli crescono e si moltiplicano per compensare le cellule danneggiate durante l’esercizio. Questa moltiplicazione cellulare è il fattore principale che sta dietro alla crescita e alla resistenza dei nostri muscoli. - Il recupero mentale. Quando esercitiamo un muscolo, esso avrà di conseguenza bisogno di riposo. Questo lo sappiamo tutti. Ma anche tutto il corpo ha bisogno di quello che viene definito riposo generale. Se non viene data la giusta importanza a questa fase, si comincia ad accumulare un livello eccessivo di stress, e questo comporta un calo delle nostra concentrazione oltre ad un calo delle nostre prestazioni fisiche. La mancanza di riposo può rallentare la capacità di recupero del corpo e a volte addirittura può anche interromperla. È importante che tutto il corpo riposi affinché rinnovare energia e vigore, in modo che lo stress si disperda. È così che il corpo si mantiene forte, sano e in grado di mantenersi o crescere in base all’esigenza di un atleta.Ricapitolando: sì, un sonnellino pomeridiano e brevi periodi di riposo sono tipologie di recupero che favoriscono il processo di ristabilimento, ma la gran parte dell’effettiva crescita muscolare avviene solo dopo alcune ore di un buon sonno profondo. Che il tuo obiettivo sia semplicemente tonificare i muscoli, diventare più forte o aumentare la massa muscolare, assicurati di riposare abbastanza attraverso entrambe le tipologie.Ricordiamoci sempre che il sonno porta tanti benefici per la nostra salute, dare la giusta attenzione ad un riposo corretto ci garantisce le giuste energie per vivere la nostra vita al meglio.Purtroppo per noi, tutto quello che ci siamo appena detti non ha un valore oggettivo, ci sono i fattori incontrollabili che dobbiamo tenere in considerazione per determinare di quanto riposo abbiamo bisogno:- Età- Genetica- Muscoli interessatiAnalizziamoli uno a uno. Con il passare degli anni il corpo cambia. A 18/20 anni bastano 2 o 3 giorni per recuperare da una sessione di allenamento intenso. A 35/38 anni la stessa sessione può stenderci per più di una settimana. Essendo l’età un fattore evidente nella vita è anche un elemento che si deve tenere in considerazione quando si stabilisce di quanto riposo si ha bisogno prima di allenarsi nuovamente.Quanto alla genetica, beh, è un’altra verità inconfutabile: alcuni semplicemente recuperano meglio o più rapidamente di altri. Diciamo che sei stato “benedetto dalla genetica” e che sei uno di quegli individui naturali sempre in buona forma, indipendentemente da quanto mangi o da quanto ti alleni. Se il tuo caso è questo, la tua fase di recupero dovrebbe essere relativamente breve.Tuttavia se non fai parte di questa fortunata cerchia, e in genere ti è difficile perdere peso, significa che il tuo metabolismo è relativamente lento, il che rallenta tutto il processo di recupero.Infine i muscoli che alleni hanno diversi tempi di recupero. I polpacci, per esempio, hanno fibre muscolari fra le più dense del corpo, il che significa che si tratta di una quantità superiore di massa che si deve ristabilire. Altri muscoli come le spalle non sono altrettanto densi, il che implica un tempo di recupero più breve.In conclusione, il processo di recupero è fondamentale perché i muscoli diventino più forti e più resistenti. Durante la fase di recupero i muscoli non sono in grado di prestazioni all’altezza delle sessioni di allenamento precedenti, per cui è importante che abbiano recuperato appieno prima di essere sottoposti a sforzi intensi. Molti fattori devono essere considerati per determinare quanto tempo di riposo sia necessario ai nostri muscoli. Dalle ore che dormiamo la notte, alla nostra dieta, dallo stress quotidiano che sopportiamo e alla nostra predisposizione genetica, ci sono una serie di elementi che ciascuno deve inserire in questa equazione. Calcolare correttamente il risultato ci permetterà di raggiungere gli obiettivi fisici che abbiamo stabilito. Ascoltare il nostro corpo, essere saggi, trattarlo bene. Se vuoi avere prestazioni degne dovrai assicurarti della sua cura. Programmazione e pazienza sono tanto importanti nel recupero quanto intensità e tecnica lo sono nell’allenamento.

Come allenarsi in fase di recupero in 3 step | Allenamenti Golee!

La prima parte della stagione è agli sgoccioli, siamo arrivati al giro di boa, in questo momento le squadre stilano un bilancio provvisorio dell’annata fino ad ora giocata.Nella squadra c’è sempre qualcuno che si è distinto per le sue caratteristiche tecniche e di personalità, e chi invece non è riuscito ad imporsi come avrebbe voluto.La sosta invernale aiuta i giocatori, ma anche allenatori e dirigenti, a rilassarsi un po’ e a scrollarsi di dosso lo stress e la tensione accumulata finora.Il momento del richiamo alla preparazione atletica, quindi, diventa per tutta la squadra un impegno indispensabile per ritrovarsi dopo le abbuffate natalizie e cercare di riprendere in mano il discorso calcio.Oltre al lato fisico, il ritrovo post natalizio diventa un motivo importante per riportare in alto la concentrazione ed uno stimolo maggiore per quelli che fino a questo momento non hanno particolarmente brillato. In questi giorni le squadre possono allenarsi in maniera più soft e tranquilla, senza pressioni date dal campionato, si possono provare nuovi moduli o tattiche di gioco, possono esserci nuovi giocatori nella squadra da integrare ed il clima di serenità aiuta tutti a lavorare nel migliore dei modi.Per programmare al meglio un richiamo alla preparazione fisica durante la sosta invernale, occorre innanzitutto sapere quanti giorni si hanno a disposizione e le attrezzature disponibili, quindi si stila un programma di allenamenti dettagliato in base alla ripresa del campionato, più giorni si hanno e migliore e più accurato sarà il lavoro da svolgere.Se l’inattività non supera i 10 giorni, la sosta non incide sulla forma fisica, ma se oltre alla fermata si sommano, un’alimentazione non corretta e assunzioni di alcol e fumo, allora una serie di sedute rigenerative diventano fondamentali per riportare in condizione l’atleta.Quindi di seguito vi consigliamo tre step utili alla preparazione atletica del calciatore: Primo step: acquisizione della resistenza aerobica Ci sono diversi test per analizzare la condizione dell’atleta e procedere ad una tabella di lavoro ottimizzata, tra i quali citiamo il test VAM (velocità aerobica massimale), il test di LEGER (navetta) e il test di GACON (percorso segnato incrementale). Il risultato di questi test determina l’andatura da mantenere durante l’allenamento per ottenere miglioramenti dal lato fisico.Allenare la resistenza aerobica significa aumentare la prestazione fisica dell’atleta, recuperando più velocemente dalla fatica e riducendo traumi ed errori tecnici dati dalla poca lucidità. Secondo step: inserimento di sedute di forza e velocità. La forza e la velocità sono fattori determinanti per un giocatore di calcio, qualsiasi sia il suo ruolo.Maggior prestanza fisica e rapidità di movimenti aiutano nei contrasti con l’avversario nelle varie situazioni di gioco. Possibili sedute di allenamento possono essere balzi, corsa in salita e corsa con traino, mentre per la velocità si parla di ripetute sulle distanze corte (20-30-m). Terzo step: scarico e recupero Dopo sedute di allenamento fisico intenso è indispensabile fare qualche giro di campo a corsa lenta ed effettuare esercizi di mobilità, questo serve a rendere più veloce il recupero e lo smaltimento di acido lattico nei muscoli. In conclusione, programmare una preparazione fisica precampionato, o un richiamo ad essa durante la sosta invernale risulta fondamentale per il benessere fisico e mentale del calciatore e quindi della squadra. Nell’arco di una stagione, una buona preparazione fisica riduce il rischio di infortuni.

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