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Infortuni e Riabilitazione

Gli effetti benefici del freddo sugli infortuni

Due giocatori si contendono il pallone, entrambi entrano in scivolata in maniera decisa, senza “togliere la gamba” come si dice in gergo, e uno dei due rimane a terra dolorante al ginocchio. Scena spiacevole ma non assurda in un gioco come il calcio, dove il contatto fisico è molto frequente e in certi casi anche molto “maschio”.Subito dalla panchina si alza il medico sociale che raggiunge il giocatore infortunato e gli applica del ghiaccio in sacchetto sulla parte dolorante. Oppure dello spray refrigerante, rigorosamente ad una distanza non inferiore ai 30 cm, altrimenti rischierebbe di “bruciare di freddo” la pelle. Il giocatore si alza, verifica che il ginocchio sia a posto, e riprende a giocare.Sapete che è successo? Il ghiaccio (o lo spray refrigerante) ha sprigionato tutto il proprio potere analgesico, diminuendo sensibilmente o annullando del tutto la percezione del dolore da parte del ragazzo. In altre parole, ha impedito che i nervi presenti sulla parte infortunata comunicassero al cervello l’informazione del dolore. Ovvio che tutto ciò ha un’ efficacia pressochè totale solo se la botta presa non dà origine ad un infortunio serio. In quel caso, infatti, il ghiaccio può dare un validissimo aiuto, ma non certo risolvere il problema.La terapia del freddo va però fatta comunque perché crea vasocostrizione, un parolone difficile usato dai medici per descrivere il seguente fenomeno: i vasi sanguigni, che a causa della botta si sono rotti liberando sangue ed altre sostanze nella zona sottocutanea (cioè che si trova subito sotto la pelle), si restringono. In questo modo il flusso di materiale disperso dai vasi diminuisce o si arresta del tutto, e perciò il tipico gonfiore che compare dopo il trauma si riduce sensibilmente. E lo stesso vale per l’ematoma, ovvero l’accumulo di sangue sotto la pelle, che dà origine a brutte macchie scure dette anche lividi.Anche le infiammazioni lievi dei muscoli possono trarre molto giovamento dall'applicazione di materiale refrigerante, perché in questo modo si può “sfiammare” velocemente e in maniera molto efficace la parte lesa. Se però l’infiammazione è acuta, meglio lasciar perdere: il freddo rischierebbe di peggiorare le cose.Fin qui abbiamo parlato di ghiaccio e bombolette di spray refrigerante, che di solito sono i metodi più utilizzati. Ma ce ne sono altri: i sacchetti di materiale refrigerante chimico ad esempio (quelli che diventano freddi dopo essere stati colpiti con un pugno), o i cold pack gel (sacchetti contenenti una sostanza gelatinosa che sprigiona freddo), oppure i surgelati; sì, proprio i sacchetti di cibo che si trovano comunemente nei freezer delle nostre cucine. Sono anche molto consigliati perché durano tanto e si adattano bene alle curve del corpo umano.La cura del ghiaccio, detta in gergo medico crioterapia, non va eseguita solo nel momento immediatamente seguente il trauma, specie se l’infortunio è serio. I medici consigliano di proseguire il trattamento anche nei giorni successivi, per almeno due volte al giorno e per un tempo di 15-20 minuti per volta, finchè i segni della botta (gonfiore e livido) non siano spariti del tutto. “Crioterapia” è una parola di origine greca che significa letteralmente “cura con il freddo”. In effetti già gli antichi Greci, e prima ancora di loro gli Egizi (circa 2500 anni fa), praticavano terapie basate sul freddo. Colui che viene considerato il padre della medicina, il greco Ippocrate, raccomandava la cura del freddo per curare i gonfiori, le perdite di sangue e i dolori. E anche le terme degli antichi Romani prevedevano percorsi di cura specifici per la cura dei dolori che erano basati sulle terapie del freddo e del caldo.

Distorsione alla caviglia: cosa fare? | Infortuni e Riabilitazione Golee!

La distorsione della caviglia è uno degli infortuni più frequenti per chi pratica attività sportiva. Si stima che in Italia si verifichino in media 5.000 casi al giorno.Le cause di questo fastidioso contrattempo per la pratica sportiva sono molteplici. Tra le più frequenti: un non corretto appoggio del piede; le condizioni instabili o sconnesse del terreno di gioco; calzature inadatte all’attività fisica; condizioni predisponenti date da precedenti infortuni; un trauma da contrasto; la ricaduta dopo un salto; un insufficiente riscaldamento.Il meccanismo di distorsione prevede due eventualità: la distorsione in inversione, provocata da una rotazione interna della pianta del piede, ed una in eversione, in cui la pianta del piede subisce il movimento opposto. Alcuni specialisti classificano le distorsioni sulla base di una scala a tre gradi di gravità: la distorsione di primo grado, lieve e priva di rotture dei legamenti; la distorsione di secondo grado, in cui si ha una rottura parziale dei legamenti; la distorsione di terzo grado, dove la rottura dei legamenti è completa e si richiede per la cura un trattamento importante, in alcuni casi perfino l’intervento chirurgico.Naturalmente le modalità di cura variano a seconda della gravità dell’infortunio alla caviglia. Per le distorsioni di primo grado il rimedio è quello classico: il buon vecchio sacchetto del ghiaccio o, in alternativa, la bomboletta spray refrigerante. Terminata questa fase, è consigliabile bendare la caviglia mantenendo gamba e piede in una posizione a ‘L’ e stando attenti a che il bendaggio non sia troppo stretto, perchè potrebbe ostacolare il naturale corso del gonfiore post trauma. Per le distorsioni di secondo grado, caratterizzate da gonfiore quasi immediato e chiazze provocate da versamenti sanguigni sottocutanei, il primo intervento da effettuare è sempre quello con il ghiaccio. Se il dolore persiste è necessario recarsi in una struttura ospedaliera per effettuare i necessari controlli, ovvero una radiografia, al fine di valutare la presenza o meno di fratture ossee, e un’ecografia, per capire se i legamenti sono stati interessati da una lesione. Le distorsioni di terzo grado sono caratterizzate da dolore intensissimo, gonfiore pressochè immediato, ematomi più estesi e impossibilità a muovere la caviglia. Il trattamento con il ghiaccio è utile anche in questo caso, ma da solo può ben poco. E’ assolutamente necessario recarsi al pronto soccorso ed effettuare radio ed ecografia. Molto frequentemente lesioni di questo tipo sono interessate da fratture ossee e dei legamenti. Nei casi più gravi si rende necessario intervenire chirurgicamente.I tempi previsti per il pieno recupero da una lesione di primo grado variano dai 10 ai 20 giorni; quelli per le lesioni di secondo grado dai 20 ai 40; quelle di terzo grado dai 40 fino ai 70. Una volta guarite le lesioni, può partire la riabilitazione, la quale si si suddivide in tre fasi, corrispondenti ad altrettanti obiettivi da conseguire attraverso esercizi mirati: il recupero del movimento e dell’elasticità, il recupero della forza, il recupero dell’equilibrio.

Come evitare gli infortuni nel calcio | Infortuni e Riabilitazione Golee!

Il calcio è uno sport di squadra e come tale rappresenta il modo migliore per la socializzazione e il miglioramento della condizione fisica di ogni giocatore. Anche se non si è dei veri e propri professionisti ma semplici dilettanti o amatori, nessuno ha mai rinunciato ad una partita di calcio o calcetto tra amici o a tornei aziendali. In questi ambienti il divertimento è assicurato, ma purtroppo questo è lo sport con il maggior numero di infortuni di qualsiasi tipo che riguardano prevalentemente gli arti inferiori per via sia di contrasti di gioco a volte anche molto violenti, sia per lo sforzo di alcuni movimenti che possono risultare innaturali per il nostro corpo.Il fattore più importante per cercare di prevenire gli infortuni è quello di avere una buona preparazione atletica di base, che mette il nostro corpo in condizione di sopportare forti sollecitazioni e stress fisico e mentale che potrebbero insorgere. Un altro punto focale per prevenire un possibile trauma è quello di saper ascoltare il proprio corpo, per poter capire quando e quanto spingere e quando, invece, è opportuno fermarsi per riposare. Le sensazioni che il corpo trasmette sono segnali da non sottovalutare per evitare gli infortuni. Se moderatamente si percepisce un dolore di tipo non traumatico, significa che non stiamo eseguendo in maniera ottimale il lavoro, per esempio, correndo sul tallone si crea uno scompenso a livello di muscoli lombari provocando dolori alla base della schiena. Quando un giocatore incappa in un infortunio deve fare i conti non solo con il trauma fisico procurato dal contrasto, ma entra in gioco anche la variante psicologica derivante dal dover interrompere l’attività, dal doversi fermare a volte per mesi e nei casi più estremi al dover rinunciare alla propria passione. Nel calcio il contatto fisico è all’ordine del giorno per cui traumi di questo genere sono inevitabili, mentre diventa d’obbligo fare una riflessione su quei dolori, come possono essere tendinite o infiammazioni varie, che sono dirette conseguenze di una postura scorretta o di una routine di movimenti eseguiti male. Tutti disturbi questi che, se trascurati, possono diventare cronici.Evitare l’infortunio quando si gioca a calcio non è possibile, quello che si può fare è limitare i fattori di rischio e prevenire l’infortunio, adottando comportamenti consapevoli, e ascoltando il proprio corpo, per avere un equilibrio psicofisico all’altezza della professione.

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