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Sport professionistici in Italia: quali sono e come funzionano

Quando si parla di “sport professionistico” in Italia, si parla di qualcosa di molto più preciso di quanto sembri. Non basta guadagnare con lo sport per essere considerato un atleta professionista secondo la legge italiana. Le regole sono specifiche, e riguardano solo alcune discipline. Se gestisci una società sportiva, è utile capire come funziona questo sistema — anche perché la distinzione tra professionismo e dilettantismo ha conseguenze concrete su contratti, tutele e obblighi fiscali.

Cosa significa “sport professionistico” in Italia

In Italia, uno sport è considerato professionistico solo se la sua federazione ha formalmente attivato un settore professionistico, nel rispetto delle norme stabilite dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano).

La legge di riferimento è storicamente la Legge n. 91 del 23 marzo 1981, che definisce come sportivo professionista chi:

  • svolge attività sportiva a titolo oneroso (cioè viene pagato),
  • con carattere di continuità,
  • nell’ambito di una disciplina riconosciuta come professionistica dalla federazione di appartenenza.

Questa definizione ha un’implicazione importante: guadagnare con lo sport non basta. Un tennista con cachet da capogiro è formalmente un dilettante, perché la Federazione Italiana Tennis non ha mai attivato un settore professionistico. Lo stesso vale per nuotatori, atleti di atletica leggera, pallavolisti e centinaia di altri sportivi che competono ad alto livello.

Nota: queste informazioni sono a scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista legale o fiscale.

Le federazioni con settore professionistico: quante sono davvero?

Storicamente, il CONI ha riconosciuto il settore professionistico a 7 federazioni:

Federazione Sport
FIGC — Federazione Italiana Giuoco Calcio Calcio
FPI — Federazione Pugilistica Italiana Pugilato
FCI — Federazione Ciclistica Italiana Ciclismo
FMI — Federazione Motociclistica Italiana Motociclismo
FIG — Federazione Italiana Golf Golf
FIP — Federazione Italiana Pallacanestro Basket
FISE — Federazione Italiana Sport Equestri Equitazione

Però attenzione: avere il riconoscimento formale non significa che quella federazione abbia un campionato professionistico attivo. Nel tempo, alcune di queste federazioni hanno smesso di applicare concretamente il professionismo.

Oggi, le discipline con un settore professionistico realmente operativo sono quattro:

  • Calcio (Serie A, B, C maschile — e Serie A femminile dal 2022/23)
  • Ciclismo (corridori nelle massime categorie internazionali)
  • Golf (golfisti che competono nei circuiti internazionali)
  • Basket (Serie A1)

Pugilato, motociclismo e sport equestri mantengono formalmente il riconoscimento ma nella pratica operano in un regime ibrido, senza un sistema contrattuale professionistico strutturato come quello del calcio o del basket.

La novità più recente: il calcio femminile diventa professionistico

Una data da ricordare: il 1° luglio 2022. Da quel momento, le calciatrici della Serie A femminile sono ufficialmente lavoratrici professioniste.

Il Consiglio Federale della FIGC aveva approvato la svolta il 26 aprile 2022, rendendola operativa dalla stagione 2022/23. Per la prima volta nella storia, una federazione italiana apriva il professionismo alle donne.

Cosa è cambiato concretamente per i club di calcio femminile:

  • Le calciatrici hanno diritto a un contratto di lavoro subordinato
  • È previsto uno stipendio minimo garantito
  • Scattano le tutele previdenziali e assicurative
  • I costi di gestione per i club sono aumentati significativamente

Questa evoluzione è importante anche come segnale: il sistema del professionismo sportivo italiano — a lungo criticato per la sua rigidità e per l’esclusione de facto delle donne — sta cambiando.

La Riforma dello Sport: cosa cambia dal 2023

Il quadro normativo attorno allo sport professionistico è stato ridisegnato dal D.Lgs. 36/2021, parte della più ampia Riforma dello Sport entrata in vigore il 1° luglio 2023.

La riforma non ha eliminato la distinzione tra professionismo e dilettantismo, ma ha introdotto cambiamenti rilevanti, tra cui:

  • Nuova definizione di lavoratore sportivo, che si applica indipendentemente dal settore (professionistico o dilettantistico): è lavoratore sportivo chi svolge attività sportiva verso un corrispettivo
  • Abolizione del vincolo sportivo per gli atleti professionisti (con decorrenze progressive)
  • Presunzione di lavoro subordinato per i professionisti: il contratto con un atleta che svolge l’attività in modo principale e continuativo si presume subordinato
  • Obbligo per le federazioni di dotarsi di regolamenti interni sulla distinzione dilettantismo/professionismo

Per chi gestisce una società sportiva dilettantistica — ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) o SSD (Società Sportiva Dilettantistica) — la riforma ha introdotto nuovi obblighi anche sul fronte dei compensi e dei contratti con collaboratori e tecnici. Se vuoi approfondire, abbiamo una guida dedicata alla Riforma dello Sport.

Nota: queste informazioni sono a scopo divulgativo e non sostituiscono il parere di un professionista legale o fiscale.

Professionismo vs dilettantismo: cosa cambia nella pratica

Ecco un confronto diretto tra le due realtà, utile per capire dove si colloca la tua società sportiva:

Aspetto Sport professionistico Sport dilettantistico
Contratto atleti Lavoro subordinato (presunto) Collaborazione, rimborsi, CoCoCo sportivo
Contributi previdenziali Obbligatori (INPS) Regime agevolato
Forma societaria Solo SRL o SPA ASD o SSD (anche SRL, SPA)
Scopo di lucro Ammesso Non ammesso (regime fiscale agevolato)
Normativa principale D.Lgs. 36/2021 + L. 91/1981 D.Lgs. 36/2021

La grande maggioranza delle società sportive in Italia opera nel settore dilettantistico. Questo non significa che i compensi non esistano — significa che si applicano regole diverse, più flessibili ma anche con specifici limiti.

Errori comuni da evitare

1. Confondere “professionismo di fatto” con professionismo legale Un atleta che si allena tutti i giorni e guadagna bene non è automaticamente un professionista. Lo diventa solo se la sua federazione ha un settore professionistico attivo.

2. Pensare che la Riforma abbia eliminato la distinzione Il D.Lgs. 36/2021 ha ampliato le tutele per tutti i lavoratori sportivi, ma non ha reso professionistici gli sport che non lo erano. La distinzione esiste ancora.

3. Applicare le regole del professionismo a una SSD dilettantistica Se la tua società è un’ASD o una SSD che opera nel dilettantismo, i contratti e i compensi seguono regole diverse da quelle del professionismo. Confonderle porta a errori fiscali e contributivi.

4. Ignorare le novità sul calcio femminile Se gestisci un club di calcio femminile, anche a livello dilettantistico, è importante conoscere l’evoluzione normativa del settore. Il professionismo nella Serie A femminile ha cambiato le aspettative e il contesto dell’intero movimento.

Riepilogo

  • In Italia il professionismo sportivo è riconosciuto da 7 federazioni in senso formale, ma solo 4 hanno un settore operativo: calcio, ciclismo, golf e basket
  • Dal luglio 2022, anche il calcio femminile di Serie A è diventato professionistico
  • La Riforma dello Sport (D.Lgs. 36/2021), in vigore dal 1° luglio 2023, ha ridisegnato le regole del lavoro sportivo anche per il dilettantismo
  • Guadagnare con lo sport non equivale a essere un professionista: conta il riconoscimento della federazione
  • Chi gestisce una ASD o SSD opera nel dilettantismo e deve seguire le norme specifiche per quel settore

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