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Aspetto Scolastico

Due grandi passi in avanti nel rapporto sport-scuola

Non è la prima volta che ci occupiamo del tormentato rapporto tra mondo dello sport e mondo della scuola. Stavolta lo facciamo con il sorriso. Anzi, con un doppio sorriso.Sono proprio di questi giorni, infatti, due notizie che invogliano a guardare con più ottimismo verso l’integrazione di queste due realtà.La prima è questa: nei giorni scorsi è stato rinnovato il cosiddetto “Protocollo Miur-Coni”, un accordo fra il Comitato Olimpico e il Ministero dell’Istruzione che ha l’obiettivo di potenziare l’attività sportiva all’ interno delle scuole primarie. L’accordo, partito circa tre anni fa, è stato prolungato per altri tre, e prevede, tra i tanti obiettivi, quello di arrivare a garantire almeno due ore di attività fisica settimanale in tutte le scuole elementari d’Italia. Un traguardo che può sembrare banale, ma che in realtà non lo è affatto. Sono ancora tantissime, infatti, le scuole in cui è difficile garantire ai bambini anche solo poche ore di attività sportiva, e uno dei motivi principali è che spesso non ci sono le strutture adeguate per farlo. Il “Protocollo Miur-Coni” ha tra i suoi imperativi più urgenti proprio quello di mettere a norma tutti gli istituti della Penisola, con particolare attenzione al Sud, dove si trovano le situazioni più critiche.Potenziare lo sport in un istituto come la scuola, il luogo dell’educazione per eccellenza, era non solo doveroso, ma urgente. Come sappiamo, infatti, lo sport è uno strumento di formazione potentissimo, se applicato nella maniera giusta. In effetti, come confermato dalle parole del presidente del Coni Giovanni Malagò, il proposito di questo progetto non è semplicemente quello di costruire futuri campioni:«Si parte da lì non solo per scoprire i campioni, quelli che vincono le Olimpiadi o salgono sul podio conquistando medaglie in giro per il mondo ma si parte da lì per dare quello che lo sport dà, oltre all’educazione alla salute, a uno stile di vita corretto. Cioè i grandi valori. In questi due anni e mezzo abbiamo fatto cose importanti e puntato subito su una maggiore presenza dell’attività sportiva nelle scuole italiane.»Il Protocollo è inserito in un progetto più ampio, chiamato “Sport in classe”, che si propone obiettivi ancora più ambiziosi, e non guarda solo alle scuole elementari, ma all’intero mondo scolastico. E non dimentica i maestri, i professori e i tutor, figure centrali per la crescita dell’individuo eppure spesso così sottovalutati.La seconda notizia parla di una vera e propria rivoluzione. Avete presente la schermitrice Valentina Vezzali, vincitrice di sei ori olimpici e sedici titoli mondiali? Bene, grazie a lei gli studenti particolarmente promettenti nello sport verranno tutelati affinchè possano inseguire i propri sogni con più libertà, ovvero con meno assilli derivanti dagli impegni scolastici.Come? E’ presto detto: grazie al cosiddetto “emendamento Vezzali” (presentato al governo proprio dalla campionessa) alcuni studenti avranno la possibilità di svolgere il 25% delle lezioni studiando dal computer. Ovviamente questo non vale per gli esami e i compiti in classe, ma è comunque una novità di portata epocale. Sappiamo bene, infatti, quanto sia difficile conciliare lo sport e la scuola, specie per chi insegue il sogno di diventare professionista.Naturalmente, per poter usufruire di questi benefici, bisogna essere atleti promettenti. Per gli sport individuali sono coinvolti solamente i ragazzi che appartengono alle prime dodici posizioni delle graduatorie nazionali di categoria. Per gli sport di squadra professionistici il criterio varia da sport a sport (dall’Under 17 per il calcio, dall’under 20 eccellenza per il basket, ecc.). Le agevolazioni riguardano anche gli atleti di interesse olimpico.Le famiglie degli studenti che soddisfano questi criteri hanno fino al 16 dicembre per presentare la richiesta. Questo il commento di Valentina Vezzali:«Finalmente la scuola e lo sport riescono a dialogare ed ad innescare processi virtuosi a totale beneficio di coloro i quali oggi saranno studenti ma che domani saranno uomini e sportivi di cui andare fieri”.La campionessa marchigiana parla anche di una «prima fase». Dunque, c’è da ritenere che il progetto avrà uno sviluppo. Intanto, però, un traguardo lo ha tagliato, perchè da oggi, per i giovani atleti, il problema delle assenze in classe verrà risolto di un quarto (del 25%, appunto). Mica poco.

Gli sportivi sono i più somari? Tutto il contrario. Lo dice la scienza.

Bravo nello sport ma scarso sui libri: luogo comune superato. Recenti studi scientifici hanno dimostrato che i ragazzi che praticano regolarmente dello sport ottengono sensibili benefici anche fra i banchi di scuola. Per quale motivo? Perchè l’attività fisica regolare fa aumentare il flusso sanguigno in tutti gli organi, cervello compreso. E come tutti sappiamo, se un organo riceve più sangue lavora meglio. E in alcuni casi cresce. O si evolve.Una ricerca condotta nel 2014 dall’Università dell’ Illinois Urbana-Champaign su un campione di 24 bambini di età compresa fra i 9 e i 10 anni, ha riscontrato, nei soggetti abituati a praticare sport in maniera regolare, un sensibile aumento di alcune zone del cervello rispetto ai coetanei che dichiaravano di condurre uno stile di vita sedentario. Le zone di cui è stata notata la crescita fanno parte della cosiddetta “materia grigia”, dove risiedono molte delle nostre facoltà cognitive, come ad esempio quelle legate alla memoria. Non solo: sono stati riscontrati miglioramenti anche a livello della materia bianca, un tessuto che riveste un ruolo particolarmente importante nelle capacità di apprendimento dell’individuo.Nel caso del calcio le capacità cognitive che vengono stimolate in maniera particolarmente intensa sono molteplici. Essendo uno sport situazionale, ovvero composto di innumerevoli situazioni tutte diverse fra loro, diventa essenziale la capacità di adattamento. Ma sono fondamentali pure la rapidità di analisi e quella decisionale, la capacità di risolvere tutti quei micro-problemi che si presentano continuamente nelle varie situazioni di gioco (es: sui calci d’angolo vengo sempre anticipato dal mio marcatore. Come mi regolo?), l’abilità di prevedere prima e meglio del mio avversario la prossima situazione di gioco. E l’elenco potrebbe continuare.Insomma, i bambini che si preoccupano della salute del proprio corpo ottengono importanti benefici anche per quanto riguarda la mente. Mens sana in corpore sano, dicevano i latini. Oggi abbiamo la conferma che tutto questo è vero, con buona pace di tutti quegli antiquati professori ancora convinti che sport e cervello siano nemici irriducibili.

Come far convivere calcio e studio nella mentalità dei professori | Aspetto scolastico Golee!

Un vecchio pregiudizio che resiste all’azione del tempo è che se un ragazzo mette tanto impegno nello sport, automaticamente il suo rendimento scolastico sarà mediocre, o peggio. Questo perchè per anni, e in molti casi ancora oggi, le menti semplici di tanti adulti hanno preferito per convenienza suddividere i ragazzi in due categorie: quelli bravi a scuola e quelli bravi nello sport.Ma il pensiero che domina il sistema scolastico italiano, lo sappiamo, è che la scuola debba avere il primato su tutto. Da qui l’abitudine da parte di certi professori, specialmente di quelli più “polverosi”, di scoraggiare o comunque di guardare di cattivo occhio l’attività sportiva dei loro alunni, a maggior ragione quando questa diventa agonisticamente intensa e dunque richiede un impegno maggiore. Il principio di fondo di questa mentalità obsoleta è che nella vita solo una piccolissima percentuale dei ragazzi potrà trasformare la passione sportiva in un lavoro, mentre tutti gli altri dovranno cercarsi altri tipi di occupazioni, preferibilmente sfruttando un titolo di studio che possa permettere loro di avere accesso a categorie lavorative prestigiose sotto molti aspetti, tra cui naturalmente quello retributivo. Tutto questo è difficile da contestare. Ma è profondamente sbagliato e ingiusto, specie da parte di un' istituzione come la scuola, mettere i bastoni fra le ruote ad un ragazzo mentre insegue il suo sogno, per quanto vano possa sembrare. Oltre a ciò. sarebbe bene che si tenesse in maggior considerazione il ruolo dello sport nel contesto della formazione dei ragazzi, specialmente in età estremamente delicate come l’infanzia e l'adolescenza. Coltivare una passione, un sogno, imparare ad organizzarsi per non deludere genitori, insegnanti e allenatore, sapersi sacrificare per i propri compagni di squadra, apprendere la difficile arte di digerire le sconfitte, così come quella di gestire le vittorie: tutto questo fa parte di un repertorio di benefici formativi che la scuola non potrà mai assicurare ai ragazzi tanto quanto fa lo sport, naturalmente a patto di praticarlo nel rispetto dei suoi valori. Tanti genitori si lamentano del fatto che se i loro ragazzi vedono delle prospettive di carriera sportiva, non importa quanto fondate, e per questo cercano di dare il massimo per non farsele sfuggire, spesso non trovano da parte dei professori alcun sostegno. Anzi, a volte si incontra perfino dell’ostilità. Nessuno dice di lasciare da parte lo studio, o che la scuola debba avere un occhio di riguardo per chi pratica sport, anzi. Però è necessario comprendere che nell’immaginario di un ragazzo i sogni e le passioni hanno pieno diritto di cittadinanza e vanno tutelate, incoraggiate, mai ostacolate. Bisogna imparare ad avere fiducia nei ragazzi e nella loro capacità di far convivere passioni e doveri, smettendola di riempire loro la testa soltanto di ammonimenti e ramanzine. E poi c'è sempre la possibilità che il sogno si realizzi davvero, e va tenuta in considerazione. Negli Stati Uniti tutte le scuole hanno le strutture e la disposizione mentale adeguate per permettere ai ragazzi di coltivare contemporaneamente la carriera scolastica e quella sportiva. In Italia si sta faticosamente tentando qualcosa, ma mancano le strutture, che sono costose, mancano gli investimenti, ma soprattutto manca una visione moderna della formazione giovanile, una visione che tenga debitamente conto di tutte le esigenze dei ragazzi, e delle loro possibilità. Un esperimento si sta tentando a Roma con l’istituto Archimede-Pacinotti, un liceo scientifico ad indirizzo sportivo. Il progetto è quello di riservare allo sport un numero di ore molto maggiore rispetto a quello degli altri licei.Sport inteso come cultura dello sport, più che come momento di semplice attività fisica. Tra le varie idee costitutive di questo progetto, c’è anche quella di trovare dei punti di contatto fra lo sport e le altre materie previste nel piano di studi, comprese quelle concettualmente molto lontane da esso come la fisica e la chimica. Il progetto mostra ottime intenzioni e ha avuto un buon riscontro nelle iscrizioni, che sono in crescita; inoltre, altri istituti hanno deciso di seguire l’esempio. Ma mancano le strutture, mancano i campi da gioco, le piste di atletica, le piscine. Si possono usare strutture esterne, a patto che siano collegate al Coni, ma è chiaro che così si creano disagi e dispersioni, perchè spesso questi impianti sono lontani dalla scuola e per raggiungerli e poi tornare in classe si impiega troppo tempo. Insomma, senza l’aiuto dello Stato, ma soprattutto senza un’inversione di tendenza nella mentalità generale, tutto questo rischia di rimanere soltanto una bella idea, e niente più.

Come conciliare calcio e scuola | Aspetto scolastico Golee!

“Se non porti a casa buoni voti, il calcio te lo puoi scordare!” Quante volte ce lo siamo sentiti dire dai nostri genitori? La problematica convivenza fra scuola e calcio segna la crescita di tutti i giovani calciatori.Da piccoli l’amore per il pallone è fuori discussione, impossibile pensare di sacrificarlo per i libri. E ci mancherebbe altro. Ma pure lo studio è importante. La percentuale dei ragazzi che grazie al proprio talento riesce a trasformare la passione calcistica in un lavoro è molto piccola. Ad un certo punto della nostra vita dovremo capire cosa vogliamo fare da grandi, ed è veramente raro che la risposta giusta possa essere: il calciatore professionista. Perciò non hanno tutti i torti i nostri ‘vecchi’ quando ci invitano ad impegnarci nello studio, perchè la buona riuscita di un percorso scolastico aumenta le nostre possibilità di trovare un lavoro gratificante e quindi anche quelle di costruirci un futuro stabile. Ma non è facile fare questi ragionamenti da ragazzi, quando, se potessimo, passeremmo tutte le ore della giornata su un campo da calcio. Allora diventa fondamentale cercare un compromesso fra le due metà della nostra vita: lo studio, noioso ma importante, e il calcio, la magia delle magie. Sbagliatissimo scegliere di infischiarsene totalmente della scuola. Un grandissimo campione italiano come Roberto Baggio, in una sua biografia dichiarò di essersi pentito amaramente, una volta appesi gli scarpini al chiodo, di non aver dedicato il necessario impegno allo studio, da ragazzino. Altrettanto sbagliata la scelta di chiudersi in casa chini sui libri rinunciando alla pratica sportiva, che è fondamentale, se affrontata in maniera sana, per una crescita ricca di valori e salute psicofisica. Inoltre gli psicologi assicurano che lo sport non è affatto dannoso per lo studio, anzi l’esatto contrario, perchè incrementa nei ragazzi abilità come l'attenzione, la concentrazione e la capacità di organizzarsi (ditelo ai vostri genitori quando vi sgridano). Non sempre, però, riusciamo a trovare il giusto equilibrio. Allora ecco che fioccano le punizioni dei genitori, che comunque assai raramente sortiscono gli effetti sperati. Come fare, dunque? Un’interessante iniziativa per conciliare calcio e scuola è stata proposta alle porte di Roma: alcune società satelliti dell’AS Roma, tra cui il Fiumicino, pretendono dai ragazzi delle giovanili un rendimento scolastico dignitoso, con tanto di consegna delle pagelle all’allenatore, altrimenti, la domenica, niente partita. I genitori si sono dichiarati entusiasti di questa iniziativa. Ad ispirarla è stato il modello dei college americani, da sempre attenti a sostenere e valorizzare il talento sportivo dei loro iscritti, a patto che affrontino con impegno e profitto anche lo studio.

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