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Socio e Tesserato in ASD: Differenze e come gestirle

Nota: le informazioni sono a scopo divulgativo e non sostituiscono consulenza professionale.

Perché confondere socio e tesserato è un errore che costa caro

“Ma i nostri atleti devono essere tutti soci?” È una delle domande che arrivano più spesso in segreteria, di solito quando si aggiorna lo statuto o quando il commercialista chiede il libro soci per la dichiarazione dei redditi.

La risposta breve è: dipende, e la differenza tra socio e tesserato non è una sottigliezza burocratica. Da come la gestisci dipendono il diritto di voto in assemblea, l’applicazione delle agevolazioni fiscali sui corrispettivi e persino la tenuta dello statuto davanti a un controllo dell’Agenzia delle Entrate.

In questo articolo trovi la definizione corretta delle tre figure che possono convivere in un’ASD (Associazione Sportiva Dilettantistica) o in una SSD (Società Sportiva Dilettantistica): socio tesserato, socio non tesserato, tesserato non socio. Vedrai le basi normative, le implicazioni pratiche e come gestire il caso più comune, quello degli atleti minorenni.

Le basi giuridiche: due rapporti diversi, due regole diverse

Prima di distinguere le tre figure, serve chiarire un punto: socio e tesserato nascono da due rapporti giuridici completamente diversi. Non sono due sfumature della stessa cosa, sono due contratti diversi con due controparti diverse.

Il socio: un rapporto associativo

Il socio (detto anche “associato”) aderisce all’ASD condividendone le finalità. Per le associazioni prive di personalità giuridica, come sono la maggior parte delle ASD, il rapporto è regolato dagli accordi degli associati, secondo quanto stabilito dagli articoli 36 e seguenti del Codice Civile.

Diventare socio significa entrare in un vero rapporto associativo, che tipicamente comporta:

  • il diritto di voto in assemblea (se maggiorenne),
  • il diritto di candidarsi alle cariche sociali,
  • l’obbligo di rispettare statuto e regolamenti,
  • una durata di norma indeterminata, salvo dimissioni, esclusione o morosità.

 

Il D.Lgs. 36/2021 (la Riforma dello Sport) impone inoltre che lo statuto di ASD e SSD contenga clausole precise a tutela della “democraticità” del rapporto associativo: voto singolo, non discriminazione nell’ammissione, sovranità dell’assemblea dei soci. Sono le stesse clausole richieste dall’art. 148, comma 8, del TUIR per godere delle agevolazioni fiscali, come vedremo tra poco.

Il tesserato: un atto autorizzativo, non un rapporto associativo

Il tesserato ha una natura giuridica diversa. Il tesseramento è disciplinato dall’articolo 15 del D.Lgs. 36/2021, che lo definisce come l’atto formale con il quale la persona fisica diviene soggetto dell’ordinamento sportivo ed è autorizzata a svolgere attività sportiva con un’associazione o società sportiva e, nei casi ammessi, con una Federazione Sportiva Nazionale, una Disciplina Sportiva Associata o un Ente di Promozione Sportiva.

Il punto chiave, chiarito espressamente dalla relazione illustrativa al decreto, è che il tesseramento ha natura autorizzativa e non determina la nascita di alcun rapporto associativo. In pratica: essere tesserato ti autorizza a fare sport per quell’ASD e a partecipare alle competizioni della federazione o dell’ente di promozione, ma non ti rende automaticamente socio dell’associazione.

Il tesserato ha comunque diritti definiti dalla legge: partecipare all’attività e alle competizioni organizzate o riconosciute dalla Federazione, dalla Disciplina Sportiva Associata o dall’Ente di Promozione Sportiva di appartenenza, e concorrere, se in possesso dei requisiti, a ricoprire cariche negli organi direttivi e partecipare alle assemblee, sempre secondo le previsioni statutarie. Quest’ultimo passaggio è importante: è lo statuto della singola ASD a decidere se e quanto il tesserato entra nella vita associativa, non la legge in automatico.

Le tre figure spiegate una per una

Messe a fuoco le due basi normative, ecco come si combinano nella pratica di un club.

Il socio tesserato

È la figura più completa: la persona ha sia il rapporto associativo con l’ASD (è socio) sia il tesseramento con l’ente affiliante per praticare lo sport. È il caso tipico dell’atleta adulto che si iscrive al club, paga la quota associativa, ha diritto di voto in assemblea e allo stesso tempo gareggia con la maglia della società.

Il socio non tesserato

È chi partecipa alla vita associativa senza praticare l’attività sportiva regolamentata: un familiare che vuole sostenere il club, un ex atleta che resta socio per continuare a votare in assemblea, un volontario che si occupa di organizzazione senza tesserarsi come atleta o tecnico. Ha diritti e doveri da socio (voto, quota associativa, eventuale candidatura alle cariche), ma non è iscritto alla federazione o all’ente di promozione.

Il tesserato non socio

È chi pratica l’attività sportiva tramite l’ASD, con tanto di tesseramento alla federazione o all’ente di promozione, ma non ha aderito al rapporto associativo. Paga una quota di frequenza o di partecipazione, riceve i servizi sportivi, ma non vota in assemblea e non ha voce in capitolo sulle decisioni del club. È una situazione perfettamente legittima: alcune Federazioni ed Enti di promozione permettono il tesseramento anche a chi non è socio delle associazioni affiliate, e non essere soci di ogni singolo tesserato è spesso la scelta più sostenibile per club con centinaia di iscritti ai corsi.

Figura Rapporto associativo Tesseramento sportivo Voto in assemblea Pratica lo sport in gara
Socio tesserato Sì (se maggiorenne)
Socio non tesserato No Sì (se maggiorenne) No
Tesserato non socio No No

Perché questa distinzione ha conseguenze concrete

Non è teoria: la scelta su chi rendere socio e chi no incide su quattro aspetti molto pratici della gestione di un’ASD.

Diritto di voto e vita democratica dell’associazione

Solo i soci hanno diritto di voto in assemblea. Se la tua ASD ha 300 tesserati ma solo 15 soci, l’assemblea la fanno quei 15. È una scelta legittima, ma va tenuta a mente: più la base sociale è ristretta, più aumenta il rischio (in caso di verifica) che venga contestata l’effettività del rapporto democratico richiesto dall’art. 148, comma 8, TUIR.

Fiscalità: art. 148 TUIR e decommercializzazione dei corrispettivi

Qui sta il punto che genera più dubbi tra i tesorieri. L’articolo 148, comma 3, del TUIR consente di non considerare commerciali (quindi non tassabili ai fini IRES, e generalmente fuori campo IVA) le attività svolte in diretta attuazione degli scopi istituzionali verso pagamento di corrispettivi specifici nei confronti degli iscritti, associati o partecipanti, nonché dei tesserati dalle rispettive organizzazioni nazionali.

Detto in parole semplici: la norma stessa prevede esplicitamente sia i soci sia i tesserati tra i soggetti verso cui l’attività può essere decommercializzata. La prassi dell’Agenzia delle Entrate lo ha confermato più volte nel tempo, anche per le società sportive di capitali, riconoscendo la possibilità di considerare non commerciali i proventi derivanti anche dai tesserati non soci. Non è quindi vero che “bisogna rendere tutti soci per non pagare le tasse sulle quote”: la vera condizione è un’altra, ovvero che l’attività sia svolta in diretta attuazione degli scopi istituzionali e che lo statuto rispetti le clausole di democraticità previste dalla legge.

Un aggiornamento da tenere presente: dal 2026, per effetto delle modifiche introdotte dal Codice del Terzo Settore, questa agevolazione è riservata alle ASD e SSD regolarmente iscritte al RASD (Registro Nazionale delle Attività Sportive Dilettantistiche). Restare in regola con l’iscrizione al Registro è quindi un prerequisito, non un dettaglio.

Assicurazione, RASD e tesseramento

Il tesseramento è anche il canale attraverso cui l’atleta ottiene copertura assicurativa per l’attività sportiva e viene conteggiato nei dati che l’ASD trasmette al RASD tramite il proprio organismo affiliante. Un atleta che pratica sport senza essere tesserato non è coperto e la sua attività non risulta certificata: un problema sia per la sicurezza sia, indirettamente, per la tenuta stessa dei requisiti di iscrizione al Registro.

Libro soci ed elenco tesserati: due registri, non uno

Una conseguenza operativa spesso sottovalutata: il libro soci (dove risultano gli associati, con i relativi diritti di voto) e l’elenco dei tesserati (gestito in gran parte dall’organismo affiliante) sono due cose diverse e vanno tenuti distinti. Confonderli è uno degli errori più frequenti, soprattutto nei club che sono cresciuti rapidamente e hanno “fatto diventare soci” tutti gli iscritti senza una vera valutazione.

Il caso più frequente: cosa fare con gli atleti minorenni

Qui si concentra la maggior parte delle domande pratiche, perché la maggioranza dei tesserati di un’ASD italiana è composta da bambini e ragazzi.

Perché il tema minorenni è delicato

Un minorenne ha piena capacità giuridica (può essere titolare di diritti fin dalla nascita) ma non ha capacità di agire, quindi non può esercitare da solo il diritto di voto. La giurisprudenza (Cassazione, ordinanza n. 23228/2017) e il Ministero del Lavoro hanno chiarito che escludere per statuto i soci minorenni dal voto è illegittimo: se il minore è socio, il voto va garantito tramite chi esercita la responsabilità genitoriale.

Il problema pratico è evidente: se la quasi totalità dei tuoi soci sono minori rappresentati dai genitori, l’assemblea rischia di essere gestita di fatto da pochissime famiglie, con effetti anche sulla governance del club.

Due strade percorribili (e cosa dice lo statuto)

  1. Rendere soci anche i minorenni, prevedendo espressamente in statuto l’esercizio del voto tramite chi ha la responsabilità genitoriale. Mantiene la decommercializzazione fiscale, ma va gestito con attenzione se i minorenni sono la maggioranza della base sociale.
  2. Tesserare il minore come atleta, senza associarlo, e riservare eventualmente la qualifica di socio al genitore che partecipa alla vita associativa. In questo modo l’ASD ha un’assemblea composta solo da persone con piena capacità di agire, mentre il minore resta correttamente coperto da tesseramento e assicurazione.

Nessuna delle due strade è “quella giusta” in assoluto: dipende da cosa prevede (o deciderai di prevedere) nel tuo statuto. L’importante è che la scelta sia esplicita e coerente, non frutto del caso.

Errori comuni da evitare

  • Rendere soci tutti gli iscritti “per abitudine”, senza una vera domanda di adesione né una valutazione degli effetti sulla governance.
  • Confondere il libro soci con l’elenco dei tesserati, tenendo un unico registro che genera errori sia in assemblea sia in sede di controllo fiscale.
  • Escludere per statuto i soci minorenni dal voto, clausola che l’Agenzia delle Entrate e la giurisprudenza considerano un vulnus alla democraticità richiesta dall’art. 148 TUIR.
  • Dare per scontato che “senza tesseramento non c’è decommercializzazione”: la legge prevede esplicitamente anche i tesserati non soci tra i beneficiari dell’agevolazione, purché rispettati gli altri requisiti.
  • Dimenticare l’assicurazione: un atleta che gioca senza tesseramento regolare non è coperto, a prescindere dal suo status di socio.

Come gestire in pratica soci e tesserati senza impazzire

Sulla carta la distinzione è chiara, nella pratica quotidiana diventa complicata quando si gestiscono a mano fogli Excel separati per libro soci, elenco tesserati, quote pagate e scadenze assicurative. È il motivo per cui molte ASD scelgono un gestionale come Golee: avere un’unica anagrafica che tiene distinti i due status, con la possibilità di sapere in ogni momento chi è socio, chi è tesserato e chi è entrambe le cose, evita l’errore più comune, cioè perdere il controllo di chi ha diritto di voto e chi no.

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